30/1/2015 Secondo incontro – Le caratteristiche dell’apprendimento cooperativo

L’apprendimento cooperativo (AC)

Cosa si apprende?foto 5

il 10% di ciò che leggiamo

il 20% di ciò che ascoltiamo

il 30% di ciò che vediamo

il 50% di ciò che vediamo e ascoltiamo

il 70% di ciò che discutiamo con altri

il 80% di ciò che sperimentiamo personalmente

il 90% di ciò che insegniamo a qualcun altro !!!             (Glasser)

Dimmi e io dimentico, mostrami e io ricordo, coinvolgimi e io imparo.    (B. Franklin)

I modelli di apprendimento/insegnamento “a mediazione del docente” (v. scheda)

Non esiste un metodo perfetto; spesso noi docenti facciamo un’amalgama di diversi metodi. Importante è essere consapevoli delle caratteristiche di ogni metodo, di cosa ci sta dietro, dei limiti di ciascuno, sapendo che poi scegliamo in base anche in base al nostro carattere e preferenze. Scegliamo anche ciò che ci fa star bene o ci fa essere più felici.

il metodo espositivo: è il più antico e tradizionale. Si fonda sull’esposizione verbale, ritenuta il miglior strumento per l’apprendimento di conoscenze.  Tale metodo pone attenzione al contenuto e al linguaggio.

La sua principale tecnica didattica è la lezione.

il metodo dimostrativo (integra l’espositivo)

Aggiunge al linguaggio anche la sperimentazione, il saper fare: si osserva o si sperimenta, si prova a fare… tutto per favorire il capire.

La tecnica didattica è il far eseguire, l’esperimento, l’esercitazione.

il metodo interrogativo: consiste nel condurre l’allievo ad acquisire un certo sapere partendo da ciò che già sa, attraverso apposite domande. L’allievo si impadronisce del sapere attraverso uno sforzo personale.

Il metodo sposta l’attenzione dal processo di insegnamento al processo di apprendimento.

L’insegnante rimane però centrale, direttivo. Ma l’alunno diventa collaboratore attivo, elaborando riflessioni personali.

La strategia è quella della scoperta indipendente da parte dell’allievo.

La tecnica principale è ovviamente la domanda, il dialogo.

il metodo attivo: parte sempre da un problema, da una situazione, da un’esperienza e devono essere date all’allievo informazioni che permettano ipotesi, osservazioni, soluzioni, elaborazioni.

Gli alunni sono più indipendenti dal docente, e anche più motivati.

Il metodo fa passare in secondo piano la memorizzazione a vantaggio dell’elaborazione e del fare.

La tecnica è l’imparare facendo e la centralità del discente, che deve essere consapevole, interessato, attivo, critico.

L’alunno diventa costruttore del proprio sapere, e così se ne appropria

***Questi metodi, però, si riferiscono unicamente all’individuo e alla creatività individuale, quindi a obiettivi esclusivamente soggettivi, che non tengono conto delle esigenze del gruppo e de l contesto.

il metodo psicosociologico: punti fondamentali: l’attenzione al gruppo; l’orientamento a sviluppare la capacità di risolvere i conflitti; l’importanza del rapporto tra gruppo e docente.

Le 2 strategie principali sono quella in cui si interpreta se stessi nel propri ruolo e quella in cui si interpreta se stessi nel ruolo di un altro.

Entrambi portano l’alunno a interrogarsi su se stessi, sui propri atteggiamenti, sentimenti ed emozioni e su quelli altrui.

Le tecniche di questi approcci sono: il circle time, lo psicodramma, il role-play, il brain storming, la discussione e il confronto, le attività a gruppi.

 

Alcuni  modelli di insegnamento a mediazione sociale, cioè senza la mediazione dell’insegnante (v. scheda)

  • l’insegnamento reciproco (peer tutoring): qui la relazione tra studenti rispecchia quello tra docente e alunni: pur stando in coppia, uno di essi fa da tutor (segue, sostiene, spiega)
  • la collaborazione tra pari (peer collaboration): qui gli studenti sono alla pari di fronte al compito, con uguali ruoli e mansioni (=lavoro di gruppo)
  • il cooperative learning: rispetto alle prime due modalità, qui gli studenti sono tutti impegnati di fronte al compito, ma con ruoli e mansioni diversi (ma le differenze non si fermano qui…)

Può essere molto utile far provare agli alunni attività , giochi, di tipo cooperativo, che li obblighino a provare la necessità di collaborare.

Per esempio Il gioco dell’albero genealogico

Origini.   Se si vuol ricercare l’origine si può risalire a:

  • Dewey (1859-1952): scuola attiva (non passiva), centralità dell’alunno e dell’esperienza (esperienza sociale), e utilizzo di pratiche pedagogiche democratiche
  • Freinet (1896-1966): la pedagogia del fare, dove la cooperazione ne è l’anima essenziale
  • Costruttivismo: centrale è l’interazione, la relazione tra allievo e realtà esterna. L’apprendimento che ne discende è collaborativo, opera comune.
  • L’inizio comunque delle pratiche e riflessioni cooperative ha inizio negli anni ’60 fino agli anni ‘90, da lì alla loro diffusione passano pochi anni.

L’apprendimento cooperativo.  (v. articolo di Midoro)

Il “learning togheter” di Johnson & Johnson (v. scheda )

Da adesso in poi quando parlerò di apprendimento cooperativo, mi riferirò a questo approccio.

L’apprendimento cooperativo è il metodo didattico che utilizza piccoli gruppi in cui gli studenti lavorano insieme per migliorare reciprocamente il loro apprendimento.

Esso può essere usato in ogni materia e in ogni compito.

Si contrappone all’apprendimento competitivo e individualistico.

L’apprendimento cooperativo propone un gruppo composto da più persone impegnate su un compito che realizza un’interdipendenza positiva tra i membri del gruppo.

I fratelli Johnson ritengono che prima di organizzare un lavoro di gruppo sia indispensabile educare gli studenti a stare e lavorare insieme fornendo loro indicazioni chiare e precise. Se si vuole sperimentare l’apprendimento cooperativo è opportuno iniziare da attività semplici con le quali studenti e insegnanti possano prendere confidenza con la nuova modalità di lavoro.

Camoglio e Cardoso (1996) suggeriscono di allenarsi con attività informali (Cooperative Informale) quali la discussione a coppie prima della lezione, la preparazione alla lezione a coppie, la presa di appunti e/o la schematizzazione a coppie. Gli studenti fanno conoscenza con l’interdipendenza positiva, con la divisione dei ruoli, con le abilità sociali come parlare a bassa voce e muoversi senza far rumore, dare e chiedere aiuto.

 

Tipi di gruppo di apprendimento cooperativo

1) informali: durano una lezione: servono per commentare film o letture, per memorizzare alcuni contenuti, per visionare materiale di studio

2) formali: durano poche ore o settimane: servono per insegnare abilità o contenuti che richiedono un lavoro più lungo, per ripassare, per rispiegarsi, per fare ricerche…

3) gruppi di base: affrontano ogni materia e contenuto, durano tutto l’anno

 

I 5 elementi-condizioni fondamentali (che differenziano dal lavoro di gruppo tradizionale) e che rendono efficace la cooperazione (v. scheda):

  • l’interdipendenza positiva: è la struttura che vincola i membri del gruppo nel raggiungimento di uno scopo. E’ la collaborazione reciproca. Tutti si sentono responsabili. La condizione di interdipendenza positiva contraddistingue il gruppo cooperativo. Per interdipendenza positiva si intende una relazione indispensabile tra i membri per conseguire un risultato, al punto che non è possibile attribuire a una sola persona il risultato.
  •  l’interazione diretta costruttiva: sono i comportamenti con cui i membri del gruppo mostrano interesse per il raggiungimento dell’obiettivo, contribuendo con idee e lavoro, con l’ascolto reciproco, non temono di esprimere la propria idea. E’ costituita dal clima di incoraggiamento e di collaborazione che si crea all’interno del gruppo, promuove atteggiamenti prosociali, conoscenza reciproca, abbassamento dell’ansia e benessere mentale.
  • L’utilizzo di abilità sociali come la comunicazione, le strategie di soluzione positiva dei problemi, il rispetto di tutti. Le attività quindi devono prevedere l’insegnamento diretto delle abilità sociali. Gli alunni, lavorando per raggiungere gli obiettivi previsti dalla programmazione didattica, sperimenteranno la necessità di rispettare le regole condivise, vivendo situazioni di gruppo che richiedano l’uso delle abilità sociali prese in esame. I conflitti interni saranno inevitabili: perciò andranno insegnate anche le modalità per la gestione dei conflitti.
  •  I membri mantengono la loro responsabilità individuale. I componenti sentono di avere una responsabilità personale nei confronti degli altri e verso il raggiungimento dello scopo comune. Il gruppo è responsabile per ogni individuo. Attraverso la suddivisione “equa” dei compiti e l’assegnazione dei ruoli, ogni individuo si attiva “responsabilmente” per apportare il suo fattivo contributo al gruppo, mettendo in atto tutte le risorse di cui dispone, anche quelle di cui non era consapevole.
  • Il monitoraggio costante e la valutazione: serviranno entrambe per migliorare la cooperatività del gruppo. La valutazione finale dev’essere sia individuale che di gruppo; con un ruolo importante all’autovalutazione

L’efficacia del metodo cooperativo

Gli studi sull’argomento in Italia sono piuttosto recenti né tutti concordi.

Si può però affermare con sicurezza che questa modalità è più efficace delle altre specialmente riguardo ai risultati scolastici, all’autostima, alla motivazione, al recupero degli alunni più deboli.

Ma gli studi sono concordi anche nel dire che perché il metodo funzioni occorre conoscerlo molto bene e seguirlo in tutti i suoi aspetti.

  1. Gli studenti ottengono migliori risultati: tutti lavorano di più, memorizzano meglio, sviluppano motivazione intrinseca, sviluppano livelli superiori di ragionamento e pensiero critico.
  2. Relazioni più positive tra gli studenti: si crea uno spirito di squadra, di sostegno reciproco, di amicizia. La diversità viene rispettata e il gruppo si affiata.
  3. maggiore benessere psicologico: senso di autoefficacia, autostima, immagine di sè; competenze sociali; capacità di affrontare lo stress e le difficoltà; modalità serena di affrontare gli errori…